Via libera alle Comunità Energetiche nei Comuni sotto i 50.000 abitanti: ecco cosa cambia con il nuovo decreto CER
Fino a oggi, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) erano una bella idea sulla carta. Ma il nuovo decreto cambia tutto: più comuni coinvolti, più incentivi, meno burocrazia.
Una grande occasione, soprattutto per imprenditori, liberi professionisti e amministrazioni locali nei comuni fino a 50.000 abitanti, che ora possono diventare protagonisti attivi della transizione energetica.
Alla data di pubblicazione di questo articolo, Il nuovo decreto sulle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), firmato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica il 16 maggio 2025, non è ancora in vigore. Attualmente, il provvedimento è stato trasmesso alla Corte dei Conti per le verifiche di competenza. Successivamente, sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale, momento in cui entrerà ufficialmente in vigore.

Ma partiamo dall’inizio: cos’è una Comunità Energetica?
Una CER è un gruppo di soggetti – imprese, cittadini, enti – che decidono di autoprodurre, condividere e consumare energia rinnovabile a livello locale. Significa installare, ad esempio, un impianto fotovoltaico condiviso e distribuire l’energia tra i membri della comunità attraverso la rete esistente.
I vantaggi? Doppio risparmio:
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si riduce la bolletta elettrica grazie all’autoconsumo,
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si ottengono incentivi statali fino a 110 €/MWh per ogni kWh condiviso.
Come funziona in pratica?
| Azione | Cosa comporta |
|---|---|
| Produco energia rinnovabile | Installo un impianto (es. fotovoltaico) su un tetto, un capannone… |
| Mi associo a una CER | Creo o entro in una comunità energetica nel mio comune |
| Condivido l’energia | L’energia prodotta viene usata da altri membri in tempo reale |
| Ricevo un incentivo | Lo Stato mi premia per ogni kWh autoconsumato localmente |

Il nuovo decreto: cosa cambia per imprese e professionisti?
Il quadro normativo è diventato finalmente chiaro, stabile e vantaggioso. Con il decreto firmato il 20 maggio 2025, il Governo ha sbloccato due leve fondamentali:
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Accesso ai contributi a fondo perduto (PNRR): fino al 40% del costo dell’impianto, con anticipo immediato del 30%.
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Ampliamento della platea dei beneficiari: via libera alle CER nei comuni fino a 50.000 abitanti.
Questo significa che oltre 5.700 comuni italiani possono ora creare una CER. Ecco i dati chiave:
Le novità del decreto in sintesi
| Novità introdotta | Impatto diretto |
|---|---|
| Limite esteso a 50.000 abitanti | Coinvolge la maggior parte dei comuni italiani |
| Contributo PNRR fino al 40% | Abbattimento consistente dei costi di investimento |
| Anticipo del 30% | Liquidità immediata per avviare i lavori |
| Finestra estesa al 2027 | Più tempo per progettare, realizzare e attivare impianti |
| Valido anche per progetti in corso | Incentivi applicabili anche a chi ha già iniziato il processo |
I casi di successo in Puglia e Basilicata
La Puglia, forte del suo potenziale solare, si conferma pioniera nell’energia condivisa.
Comuni come Galatina, Fasano e Martina Franca stanno già sviluppando CER tra PMI locali, pubbliche amministrazioni e condomìni.
La Regione ha attivato sportelli informativi dedicati, snellito le pratiche autorizzative e coinvolto consorzi industriali per favorire l’aggregazione di soggetti.
A San Vito dei Normanni, ad esempio, una CER guidata da imprese agroalimentari produrrà 1,2 GWh/anno, riducendo la spesa elettrica di circa il 40%.
La Basilicata punta a trasformare la bassa densità abitativa in un’opportunità: CER piccole ma ad alta efficienza, perfette per aziende agricole, studi tecnici e artigiani.
Il supporto degli enti locali e dei GAL (Gruppi di Azione Locale) ha già permesso la nascita di progetti pilota, come quello avviato nel comune di Tursi:
Impianto fotovoltaico da 400 kW tra 7 imprese agricole → copertura energetica al 70% + autoconsumo incentivato con tariffe dedicate.
Perché aderire ora (e non tra un anno)?
Le CER rappresentano una leva concreta per abbattere i costi energetici, valorizzare immobili, accedere a incentivi, migliorare il rating ESG e generare nuove relazioni economiche locali.
Aderire oggi significa:
-
posizionarsi tra i primi beneficiari del contributo PNRR;
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sfruttare l’interesse dei Comuni e dei professionisti del settore;
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iniziare a risparmiare (e guadagnare) già nel 2025.
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